Obsolescenza programmata, la base del consumismo

E’ conosciuta come “obsolescenza programmata” ed è definita come “uno dei pilastri che sostengono la società del consumismo” ma  in realtà è la vera rovina ambientale del nostro pianeta.

Nel 1932 il mediatore immobiliare  Bernard London propose che tutti i prodotti  di consumo  avessero una data di scadenza obbligatoria. Successivamente anche il  Cartello Phoebus, formato da  diverse società che gestivano la produzione/distribuzione delle lampadine ad incandescenza inziò a produrre lampadine con solo 1000 ore di vita al posto delle solite 2500. Le prove di questa truffa vennero trovate in alcuni documenti dove nero su bianco si imponeva ai prodottori di lampadine di non produrre/pubblicizzare lampadine della durata superiore a 1000 ore. Chi trasgrediva la regola  e produceva lampadine superiori veniva sanzionato con multe molto salate.

Un accelleramento dei consumi avrebbe fatto uscire gli Stati Uniti  dalla crisi permettendo una più celere uscita dalla crisi economica.

Da quel lontano 1932 tutti gli oggetti utilizzati nella vita quotidiana, dal più semplice al più complesso, sono stati prodotti per essere utilizzati per un medio/breve periodo.

Persino il nylon, tessuto utilizzato per le calze e famoso per la sua delicatezza, un tempo era un tessuto super resistente. L’azienda chimica DuPont  dopo aver scoperto la resistenza della propria creazione incaricò i propri scienziati di indebolire la fibra rendendo il tessuto molto più fragile e meno duraturo.

La qualità del materiale dei prodotti risulta essere più scadente, i grandi elettrodomentsici vengono prodotti per essere utilizzati alcune migliaia di volte e i telefoni cellulari dopo poco tempo si rompono irremediabilmente.

La famosa Apple per esempio, nel 2001 venne accusata di aver prodotto delle batterie per Ipod programmate per rompersi subito dopo la scadenza della garanzia, obbligando  il consumatore ad acquistare un nuovo lettore musicale della stessa marca.

Un’altra famosa azienda produttrice di stampanti, aveva inserito all’interno dei propri prodotti dei microchip in grado di bloccare l’apparecchio dopo un certo numero di stampe.

Dove vanno a finire i nostri rifiuti?

Vi siete mai chiesti dove vanno a finire gli oggetti rotti che sostituiamo?

La maggior parte degli elettrodomestici da noi dismessi vengono inviati in Africa, più precisamente in Ghana, dove esistono delle vere e proprie discariche a cielo aperto contenenti tutti gli scarti del mondo occidentale. Raramente i nostri elettrodomestici vecchi ma ancora funzionanti vengono riutilizzati.

Un trattato internazionale per esempio vieta l’esportazione di scarti tecnologici, ma le aziende raggirando la legge esportano i prodotti come  usati e non come prodotti di scarto*.

Intere aree dalla natura mozzafiato sono state rovinate ed utilizzate come discariche abusive dell’occidente dove moltissimi bambini passano le giornate a cercare qualche pezzo da venedere per poter mangiare.

Curiosità sull’obsolescenza pianificata

obsolescenza-programmata-lampadinaNel 1975 Dieter Binninger, inventò una lampadina con una durata di circa 150.000 ore (cioè 17 anni).  Lo scienziato però morì in un incidente aereo nel 1991 subito dopo aver trovato un produttore disposto a produrre le sue lampadine. Sucessivamente alla sua morte il suo brevetto non venne più trovato. Ancora oggi non si hanno notizie relative alla sua invenzione.

Nella  cittadina americana di Livermore esiste una lampadina installata nel 1901 che ha compiuto 113 anni di ininterrotta attività. In suo onore è stato creato un sito web con tanto di webcam puntata sulla lampadina (www.centennialbulb.org/photos.htm). Per riprendere la lampadina in questi anni  si sono rotte due webcam. La lampadina, creata nel 1895 in Ohio è stata creata con un filamento speciale di cui non si ha più il brevetto.

Il noto designer statunitense Brooks Stevens ridefinì l’obsolescenza pianificata: «l’instillare nell’acquirente il desiderio di comprare qualcosa di un po’ più nuovo, un po’ migliore e un po’ prima di quanto non sia necessario»

Esiste un’alternativa all’obsolescenza controllata?

Esistono diversi siti internet che offrono soluzioni per aggiustare alcuni oggetti tecnologici. Per esempio resettare il contatore per le stampanti permettendo quindi stampe infinite.

Oramai anche molti video su youtube offrono soluzioni con tanto di tutorial per realizzarle.

*fonte: http://www.ilcambiamento.it/riuso_riciclo/difendersi_obsolescenza_programmata_consumismo.html

 

 

 

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